Sunday, 5 February 2017

Bugatti Automobili, (La fabbrica blu) dove il tempo si è fermato



Casualmente abbiamo scoperto, tramite Facebook, un’associazione chiamata “I luoghi dell’abbandono” che appunto promuoveva una visita guidata allo stabilimento Bugatti a Campogalliano (MO).
Arrivati sul luogo, siamo stati accolti dagli organizzatori dell’evento e da Ezio, ex operaio e attuale custode del comparto abbandonato che ci ha guidato durante la visita durata quasi due ore. La prima impressione non è quella di trovarsi in un luogo abbandonato, bensì in un luogo in cui il tempo si è fermato. Ezio, da quasi vent’anni, assieme alla ex moglie ed al figlio, si prende cura a titolo gratuito della manutenzione e della protezione di questo luogo. A differenza degli altri posti abbandonati che siamo abituati a vedere, la storia della fabbrica Bugatti è piuttosto recente e particolare. Ci viene raccontato che Romano Artioli, ex proprietario della fabbrica, acquistò il marchio francese Bugatti nel 1987 con l’intenzione di dargli nuova vita. L’investimento di  250 miliardi di vecchie Lire diede origine a questo gioiello dell’industria automobilistica, collocato nel cuore del villaggio industriale di Campogalliano. 
Allo scopo di rendere la visita meno caotica, i visitatori sono stati suddivisi in tre gruppi con partenze ad orari differenti. Lungo il percorso Ezio ha potuto descriverci i luoghi e le vicende che hanno caratterizzato la nascita e la disfatta di questa avventura imprenditoriale durata solamente una decina di anni. Pur trattandosi di un comparto industriale abbandonato, è ancora percepibile, nella qualità architettonica, la passione e l’investimento di Artioli. Strutture e materiali hanno resistito al tempo e lasciano tutt’ora trasparire l’attenzione e la cura verso la manodopera e il gusto estetico. Il primo fabbricato da noi visitato è stato quello della produzione con il suo prospetto caratteristico verso l’autostrada e i suoi interni luminosi che sembrano solo in attesa degli operai.
Ad arricchire la descrizione, Ezio ha avuto cura di posizionare alcune immagini raffiguranti i luoghi prima dell’abbandono. Dopo una visita al fabbricato contenente le celle prova motore, siamo entrati all’interno della palazzina uffici, caratterizzata da un’architettura in vetro e cemento. Ciò che ha particolarmente colpito la nostra attenzione, è stata la presenza delle stoviglie rimaste dall’ultimo catering nella sala convegni, quasi come se gli invitati fossero dovuti scappare improvvisamente. Il giro guidato si è concluso visitando i vari piani della palazzina, i luoghi dove le 150 autovetture uscite da questa fabbrica sono state pensate e progettare. Successivamente ci è stata data la possibilità di girare liberamente e scattare fotografie. 
Generalmente chi va a fotografare certi luoghi trova affascinante l’abbandono e la fatiscenza, in questo caso però, rimane la sensazione di un’occasione mancata per il territorio della Motor Valley; questo posto, a nostro parere, può ancora avere qualche chance. Difficile immaginare oggi una nuova attività produttiva, vista l’attuale appartenenza del marchio al gruppo Volkswagen, ma presenta sicuramente le caratteristiche per l’insediamento di un museo o di un luogo di rappresentanza. Concludiamo citando una frase detta da Artioli ad Ezio, durante la sua ultima visita: “nella vita può capitare che per  cento anni non accada niente, ma in un giorno può accadere ciò che non è accaduto per cento anni”.



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